Categoria: Arno

Siccità in Toscana

Siccità in Toscana, il fiume Arno a Figline Valdarno in secca

La forte siccità che colpisce la Toscana da ormai un anno, si riflette ovviamente anche sulla portata d’acqua del suo fiume Arno. Il volume d’acqua che passa attualmente è solo un decimo di quello che mediamente il fiume ci fornisce. Ormai il fiume viene classificato come “eccezionalmente secco”.
Il livello d’acqua del lago di Bilancino che disseta buona parte della Toscana è sceso talmente in basso che è stato deciso di ridurre i volumi di acqua rilasciati dall’invaso. Il lago ha infatti perso metà del suo volume. Comunque, i rilasci ridotti assicureranno, a monte di Firenze, sia la prosecuzione del rifornimento idro-potabile alla popolazione collegata a Bilancino, sia la vita del fiume. Il risparmio ottenuto permetterà di avere una riserva maggiore di acqua per affrontare il periodo estivo, si spera.
Un invito alla preghiera per il “dono della pioggia” è stato rivolto dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, ai sacerdoti della diocesi. Nel suo messaggio Betori invita anche alla sobrietà dei consumi e a riflettere sugli stili di vita e sulla garanzia di un “un accesso equo, sicuro e adeguato all’acqua”.
Nella foto l’Arno e il suo affluente Resco sotto il ponte di Figline Valdarno. Si vede bene che i piloni che reggono il ponte sono completamente emerse, tant’è vero che sono ben visibile le loro fondamenta. Da notare come distana ormai di quasi due metri dal livello attuale dell’Arno il cumulo di alberi sradicati e ammassati dalla piena dell’inverno di due anni fa sul pilone a destra.

Pescatori sull’Arno

Pescatori sull'Arno a Bruscheto

Il fiume Arno ha una lunghezza totale di circa 240 kilometri, un bacino di circa 8.200 kilometri quadrati e una portata media annua presso la foce di circa 110 metri cubi al secondo. Nasce sul versante meridionale del Monte Falterona, nell’Appennino tosco-romagnolo, a 1358 metri sul livello del mare, e sfocia nel Mar Ligure. Il suo ampio bacino raccoglie le acque di vari sottobacini.
A dispetto della notevolissima estensione del suo bacino idrografico l’Arno ha un regime molto torrentizio, da ciò si spiegano le magre quasi totali lungo tutto l’anno, specie d’estate; tant’è vero che a Figline può agevolmente essere attraversato a piedi anche da un cane di piccola taglia. Però d’autunno il fiume può essere soggetto a piene assai violente e devastanti; resta impressa nella memoria di chi come me l’ha vissuta di prima persona, quella recente del 1966.
Il Valdarno superiore, il sottobacino nel centro del quale si colloca Figline Valdarno scorre da Sud-Est a Nord-Ovest e ben delimitata ad Est dal Pratomagno e a Ovest dai Monti del Chianti. L’Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto. Nonostante questo è percorso dalle grandi arterie di comunicazione italiana: la statale 69, l’autostrada A1 del Sole, e la ferrovia e direttissima Firenze – Roma.
Tra i comuni di Reggello e Incisa nel letto dell’Arno si trovano in località Bruscheto delle conformazioni rocciose naturali che fin dall’antichità furono sfruttati per l’attraversamento del fiume. Qualche studioso è convinto che è lì che Annibale attraversò l’Arno nella sua marcia verso Roma. Oggi viene frequentato soprattutto da pescatori locali alla ricerca di anguille. Però più spesso si trovano pesci siluro e simili, mi hanno detto.

Pendolari del Valdarno

Un treno passa da Bruscheto dove si trova il ponte di Annibale

Uno delle grosse attrattive di Figline nel Valdarno è il fatto di essere collegato con Firenze tramite il treno. Se si è fortunati si sale alla stazione di Figline e solo venti minuti più tardi ci si trova a poter scendere a Santa Maria Novella, in pieno centro di Firenze. Purtroppo i tragitti Figline – Firenze e ritorno spesso non vanno così lisce. Mentre per i tanti turisti che pernottano a Figline e usano il treno per le loro visite a Firenze, un ritardo, anche se prolungato, non è poi tanto grave, perché possono pur sempre ammirare il panorama toscano mentre aspettano, il discorso cambia per chi si reca al lavoro o alla scuola a Firenze tutti i giorni. E sono migliaia di persone.

Le proteste frequenti dei pendolari si possono trovare facilmente nei notiziari dei giornali locali e ora anche su Facebook, firmati dal portavoce del Comitato dei pendolari del Valdarno, Maurizio Da Re.
I pendolari del Valdarno spesso sono inchiodati alle loro stazioni di partenza a attendere treni in ritardo. E quando i treni arrivano i pendolari si trovano ammassati in vetture stracariche e poco puliti, e devono subire ritardi durante il percorso. E non manca la variabile di treni totalmente soppressi all’ultimo momento.

Trenitalia spiega che il disagio viene causato da guasti tecnici improvvisi. e in questa maniera si spiega anche il sovraffollamento dei treni usati dai pendolari, perché se un treno è in ritardo se ne prende un altro e così si sommano i passeggeri in un treno solo, non destinato a un numero così alto di passeggeri.
Trenitalia afferma inoltre che i treni sono tanti e i disagi accadono di rado. Non è dello steso parere il Comitato dei pendolari del Valdarno. Sostiene che i ritardi sono frequenti e penosi per chi deve usare il treno per raggiungere il posto di lavoro o di studio tutti i giorni.
Il Comitato denuncia i privilegi dei treni dell’alta velocità che sulla direttissima Roma  Firenze sono sempre più frequenti e che hanno diritto di precedenza sui treni dei pendolari. Tutti sulla stessa linea, tutti prepotenti con i treni dei pendolari. E già temono l’arrivo di Italo, il treno veloce di Montezemolo e Della Valle, che correrà sulla stessa linea direttissima.

Nella foto un treno passa da Bruscheto, dove si trova il mulino antico e il ponte di Annibale.

Ponte sull’Arno a Figline

Il ponte sul'Arno a Figline Valdarno, con passerella

Il fiume Arno è lungo 241 km, nasce sul Monte Falterona e sfocia nel Mar Ligure. Ha un regime estremamente torrentizio e questo spiega bene le magre quasi totali lungo tutto il suo corso, specie nei mesi estivi. Per contro il fiume in autunno è soggetto a piene assai violente ed impetuose, spesso causa di devastanti alluvioni, la più grossa a memoria d’uomo fu quella del 4 novembre 1966 che danneggiò – tra tante altre cose – il Ponte di Annibale a Bruscheto.
Il corso dell’Arno viene per tradizione diviso in sei bacini, e quello che interessa il Comune di Figline è il Valdarno Superiore, una lunga valle delimitata a destra dal Pratomagno e a sinistra dai Monti del Chianti. L’Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto e percorso da grandi arterie di comunicazione quali la statale 69, autostrada A1 del Sole, ferrovia e direttissima Firenze – Roma.
A Figline c’è un ponte sull’Arno frequentatissimo, perché oltre a collegare il centro del comune con l’abitato di Matassino serve come collegamento per il Comune di Regello nonché Vallombrosa e altre mete produttive e turistiche. Come quasi tutti i ponti sull’Arno fu distrutto dalle mine dei tedeschi in ritirata nelll’estate del 1944. Fu ricostruito in fretta, ma i detriti del vecchio ponte sono ancora lì nel letto del fiume e ben visibile durante le magre.
Nel tratto figlinese dell’Arno il letto del fiume è largo, ciottoloso e soggetto ad erosione. Il conseguente abbassamento progressivo del letto provocò notevoli danni alle fondamenta dei piloni del ponte, che nel 1962 ha dovuto essere rifondano. La datazione del ponte originale è molto incerta, forse risale alla metà del’800.
A coronamento del ponte si vedono nella foto i tre archi bianchi che costituiscono la passerella ciclo-pedonale posta l’anno scorso dopo una prolungata attesa che ha fatto aumentare la speranza che il ponte potesse diventare più fruibile. Pedoni e ciclisti rimasero parecchio delusi quando finalmente fu aperta al traffico la passerella; i più scelgono di ignorarla.

Il Ponte di Annibale, Bruscheto

Il mulino di Bruscheto e il ponte di Annibale, Reggello, Toscana

Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona
e cento miglia di corso nol sazia

Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XIV

Nel Medioevo i mulini e ponti erano alla base di un complesso sistema di produzione e, quindi, di commercio e di sviluppo economico. Lungo il corso dell’Arno erano presenti molti impianti produttivi complessi, composti da uno sbarramento o pescaia, realizzata nel letto del fiume per innalzare il livello delle acque, e da un canale, o gora, necessario a far giungere l’acqua ai mulini.
Uno splendido esempio di un’antica struttura, testimonianza della vita e del lavoro sull’Arno si trova a Bruscheto, frazione di Reggello. Nei pressi del mulino era pure possibile attraversare l’Arno tramite il ponte di Annibale, e raggiungere il Comune di Incisa, dall’altra parte del fiume.
Pare infatti che da qui sia passato Annibale con le sue truppe nel 217 a.C. durante la Seconda guerra punica, mentre si dirigeva verso Roma, dopo aver attraversato le Alpi, in un impresa militare che ancora ci stupisce.
Il ponte come attualmente lo possiamo ammirare sostituì molto probabilmente uno preesistente di epoca più antica. È realizzato in pietra delle cave locali, è lunga 40 metri e consta di quattro campate basse, che si appoggiano sulle rocce che emergono dal fiume. Questa caratteristica ha permesso al ponte di Bruscheto, chiamato anche ponte di Annibale, di sopravvivere durante i secoli alle numerose piene dell’Arno.
Oltre che dalla furia degli elementi naturali il piccolo viadotto è stato risparmiato pur dalle mine tedesche durante la seconda guerra mondiale.
Solo la rovinosa alluvione del 1966 è riuscita a danneggiare il complesso, sebbene non in modo non definitivo: le strutture importanti sono ancora ben visibili ed è facile interpretare quale fosse il loro uso antico.
Una maggiore attenzione da parte delle autorità a questo incantevole luogo della memoria toscana sarebbe davvero auspicabile.