Categoria: Italians

Mancanza di arredo in piazza

un cittadino anziano seduto sui gradini della Collegiata a Figline Valdarno

Un cittadino anziano, ma palesemente assai in gamba, è costretto a leggersi il giornale seduto su dei gradini della Collegiata. Notare come è vestito sportivamente con un tony! I gradini non sono neppure molto comodi, perché troppo stretti. E poi i gradini servono per accedere al museo della Collegiata e non per sedercisi.
Ma è un fatto tristemente noto che nella piazza storica nel centro di Figline, intitolata a Marsilio Ficino, manca qualsiasi arredo degno di questo nome. Quel che c’era, come un pregevole monumento, dei lampioni e una fontanella, furono rimossi abbastanza recentemente in un maldestro tentativo di modernizzazione. Al posto degli antichi lampioni ora ci sono degli scatolotti squadrati attaccati nel sottotetto delle case. Non si capisce bene cosa hanno da illuminare lassù.
Il fatto che i cittadini più di ogni altra cosa lamentano però, è la mancanza di qualche posto dove mettersi a sedere e godersi la piazza senza dover spendere. Certamente ci sono i bar, ma lì un posto a sedere, giustamente, ha un costo. In anni recenti il centro della piazza è stata dichiarata zona pedonale e quindi interdetta al traffico. Di conseguenza ora per i turisti è impossibile scattare qualche foto ricordo dei monumenti più belli di Figline senza inquadrare in primo piano i numerosi cartelli stradali che furono posti a segnare l’inizio della zona pedonale. Cartelli perfettamente inutile, perché oltre a loro ci sono pure delle catene invalicabile. Brutto spettacolo!
Per il momento la zona pedonale serve solo ai ragazzi a tirare pallonate e a fare gare in bicicletta.

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Magico Daniele G

Facciata dipinta Magico Daniele G
A Figline c’è un notevole numero di “case dipinte” in condizioni talvolta buone perché nel corso del tempo le facciate dipinte sono state mantenute adeguatamente. Purtroppo l’esempio più interessante versa in condizioni di totale abbandono, ma questo è soggetto di un altro posting.
Negli ultimi anni invece sono comparsi i “writer”, detti anche “tagger” o più italianamente “graffittari” che si avvantaggiano di facciate, muri o semplicemente di superfici adatte alla pittura per lasciare il loro segno. Per esempio, in una stradina stretta del centro storico da tempo campeggia il nome di un “Daniele G” che viene detto “Magico”, seguito dal simbolo esoterico della stella a cinque punte in colore diverso dal nome. Però il pentagramma si pressenta cancellata da un vistoso segno di “x”.
Si tratta di una persona che vive a Figline o nei dintorni?
La ricerca su Facebook rivela una pagina personale dove qualcuno di nome Daniele Magico si definisce “fictional caracter”.
È lui?
Google ci restituisce ben due Daniele G, ambedue ingenieri, cosa assai interessante.
Ma chi è Daniele G?
Ogni segnalazione in porpostio sarebbe molto gradita.
TIA

Settimana di Ferragosto

due operai al lavoro a Figline nella settimana di Ferragosto

Il termine Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti che vuol dire riposo di Augusto. Augusto era un imperatore del Impero Romano e aveva nel ormai lontano 18 a.C. istituito tale festa in aggiunta ad altre già esistenti per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’antico Ferragosto quindi aveva lo scopo di fornire un adeguato periodo di riposo ai contadini, che ne avevano proprio bisogno dopo le grandi fatiche alle quali avevano dovuto sottoporrsi durante le settimane precedenti. Perfino agli schiavi era permesso di riposare.
Duemila e trenta anni sono passati da allora.
L’Italia da tempo non è più un paese agricolo, anzi i pochi agricoltori rimasti attraversano una crisi dietro l’altra e durano fatica a stare sul mercato. Molti hanno abbandonato l’attività e vaste zone dell’Italia una volta coltivate stanno rinaturalizzandosi. Ma la voglia di festeggiare il Ferragosto è rimasta ben ancorata come fosse un ordine dall’alto fermare completamente la vita burocratica ed economica del paese per alcuni giorni intorno alla metà del mese di Agosto.
Ma le cose stanno cambiando come anche documento con la foto qui sopra. L’ ho scattato durante la settimana di Ferragosto in una stradina centrale di Figline Valdarno. Gli italiani sono costretti a stringere la cinghia a causa di una crisi economica che non sembra avere fine. Molti devono fare i conti esatti per arrivare alla fine del mese e – a conti fatti – preferiscono investire in un miglioramento della propria casa anziché andare in villegiatura.
Una foto del genere anche solo l’anno scorso sarebbe stato impossibile scattere.

Morti invano?

Il retro del monumento alla Vittoria a Figline Valdarno
Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.
La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Diaz

Salvo D’Acquisto

Piazza Salvo D'Acquisto a Figline Valdarno

Salvo D’Acquisto (Napoli, 15 ottobre 1920 – Torre di Palidoro (Roma), 23 settembre 1943) è stato un vice brigadiere dei Carabinieri. Fu insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria per i fatti del 23 settembre 1943 che lo videro protagonista. Sacrificò la vita all’età di nemmeno 23 anni per salvare 22 persone condannati alla fucilazione da parte delle SS tedesche come rappresaglia contro la resistenza italiana.
In molte città italiane ci sono piazze e vie intitolato al suo nome, come è giusto che sia. Anche a Figline nel Valdarno non manca una piazza dedicato alla memoria di Salvo D’Acquisto. Si tratta dello spazio davanti al edificio delle poste, costruzione brutta in cemento armato. Gli altri lati della piazza sono costituiti da una struttura in cemento armato a dir poco orribile, la SS 69 con il suo traffico intenso e il retro di alcuni edifici insignificanti. Nel cento dello spazio alcuni alberi di tiglio conducono una vita grama, mentre, nelle ore diurne, ogni centimetro disponibile è occupato da macchine posteggiate. Il monumento a Salvo D’Acquisto, seppure di pregevole fattura, è collocato in un angolo della piazza, sotto il scivolo stradale che garantisce l’accesso alle macchine. È circondato da cartelli stradali, il totem per il ticket da posteggio e una siepe sgangherata che ne impedisce la visione. Inoltre sta proprio a custiodia dei gradini che conducono ai gabinetti pubblici, ora e per fortuna chiusi.
Il giovane Salvo avrebbe meritato di meglio.