Etichettato: agricoltura

Settimana di Ferragosto

due operai al lavoro a Figline nella settimana di Ferragosto

Il termine Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti che vuol dire riposo di Augusto. Augusto era un imperatore del Impero Romano e aveva nel ormai lontano 18 a.C. istituito tale festa in aggiunta ad altre già esistenti per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’antico Ferragosto quindi aveva lo scopo di fornire un adeguato periodo di riposo ai contadini, che ne avevano proprio bisogno dopo le grandi fatiche alle quali avevano dovuto sottoporrsi durante le settimane precedenti. Perfino agli schiavi era permesso di riposare.
Duemila e trenta anni sono passati da allora.
L’Italia da tempo non è più un paese agricolo, anzi i pochi agricoltori rimasti attraversano una crisi dietro l’altra e durano fatica a stare sul mercato. Molti hanno abbandonato l’attività e vaste zone dell’Italia una volta coltivate stanno rinaturalizzandosi. Ma la voglia di festeggiare il Ferragosto è rimasta ben ancorata come fosse un ordine dall’alto fermare completamente la vita burocratica ed economica del paese per alcuni giorni intorno alla metà del mese di Agosto.
Ma le cose stanno cambiando come anche documento con la foto qui sopra. L’ ho scattato durante la settimana di Ferragosto in una stradina centrale di Figline Valdarno. Gli italiani sono costretti a stringere la cinghia a causa di una crisi economica che non sembra avere fine. Molti devono fare i conti esatti per arrivare alla fine del mese e – a conti fatti – preferiscono investire in un miglioramento della propria casa anziché andare in villegiatura.
Una foto del genere anche solo l’anno scorso sarebbe stato impossibile scattere.

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La vite maritata all’albero

La vite maritata all'albero, loppo, davanti alle balze del Valdarno
Oggi sappiamo che esistono due filoni di viticoltura in Italia: uno autoctono, risalente alla fase protostorica dei popoli latine ed etrusche, e uno di matrice orientale, mediato e diffuso dalla Grecia. A questo doppio filone si può ricondurre la doppia tradizione colturale: quella autoctona della vite a sostegno vivo (la vite maritata) e quella mediterranea, cioè la vite a sostegno morto o ad alberello. Nella lingua latina classica abbiamo due termini specifici per significare questi due sistemi di allevamento.

  • Arbustum è il sistema della vite a sostegno vivo, o maritata all’albero, che si presta alla coltura promiscua, cioé viticoltura e colture erbacee sullo stesso terreno.
  • Vinea è il sistema della vite a sostegno morto o ad alberello, privilegiata nella monocultura intensiva.

Seguendo questo schema, basato su studi recenti, possiamo immaginare una viticoltura etrusca e romana, arcaica, praticata prevalentemente per arbusta, progressivamente soppiantata dal sistema greco della vinea.
Le campagne in Toscana fino al Settecento e oltre spesso erano sistemate a prode. Tale sistemazione agrario-idraulica viene detto anche alla toscana, ed è particolarmente adatta alla regimazione idraulica di terreni poco permeabili, tipici del suolo toscano, ma poco si presta alle colture intensive condotte con macchinari pesanti.
Ogni proda è affiancata da un filare di alberi su uno o su entrambi i lati. Gli alberi più usati a sostenere le viti furono gli aceri campestri (Acer campestre) detti loppi o testacci mentre i gelsi (Morus alba) furono sfruttati per la bachicoltura.
Girando per le campagne intorno a Figline è facile incontrare tracce di questa antica sistemazione del terreno e del modo etrusco-latino di coltivare il vino che insieme allo spettacolo delle balze, tipiche del Valdarno, danno un impronta unica al paesaggio.
Nella foto uno bellissimo esempio di vite maritata all’albero. Da notare come le piante di vite sono potate ad arte e maritate al loppo tramite rami freschi salice, detti sarci dai contadini toscani. Non è possibile essere ancora più rispettosi della natura e dei suoi doni.

Agricoltura urbana

L’agricoltura urbana consiste nel coltivare, trasformare e distribuire il cibo all’interno di contesti fortemente urbanizzati come città e villaggi.
L’agricoltura urbana può prevedere l’allevamento di animali, soprattutto di piccola taglia quale polli e simili. A questo va aggiunto l’apicoltura per la produzione locale di miele pregiato.
Agricoltura urbana a Matassino nei pressi di Figline Valdarno
Di particolare importanza è l’orticoltura che fornisce verdure fresche e non gravate da costi di trasporto. Piccoli frutteti a ridosso di centri urbanizzati completano il quadro dell’agricoltura urbana.
Negli ultimi anni l’interesse intorno a questa pratica è cresciuto notevolmente a causa di alcuni aspetti:

  • La produzione locale di cibo è una possibilità di ridurre il trasporto e con esso la produzione di diossido di carbonio.
  • Movimenti come Slow Food hanno generato un sempre crescente interesse intorno a specialità alimentari locali e la loro produzione con metodi tradizionali.
  • Per fortuna sta aumentando la richiesta di cibo prodotto nel rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale.

Nella foto uno splendido esempio di tale agricoltura nel Valdarno, a Matassino, piccolo borgo che completa Figline dall’alta parte del fiume Arno. Incastrato tra la autostrada A1 e una seri di tralicci di un elettrodotto ad alta tensione un contadino anziano sta zappando a mano filari di cipolle. Ha pure già steso una rete per la produzione di piselli e in primo piano stanno spuntando piantine di fagioli, dei quali i toscani sono assai ghiotti. Sullo sfondo si vede pure un rigoglioso cespuglio di sambuco da secoli apprezzato per le sue proprietà culinarie e terapeutiche.
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