Etichettato: Arno

Nebbia a Figline

Un gruppo di ragazzi segue la loro maestra a Figline
A Figline e in tutta la Valdarno la nebbia è frequente intorno al periodo invernale a causa della presenza dell’Arno e dei suoi numerosi affluenti.
La nebbia è una sorta di nuvola che si forma a terra per condensazione del vapore acqueo contenuto nell’aria. Il fenomeno della condensazione avviene quando il vapore acqueo si trasforma in liquido, nel caso della nebbia, in minuscole goccie d’acqua.
Quando l’aria a terra, carica di vapore acqueo, subisce un raffreddamento repentino, tipicamnete nel tardo pomeriggio e poi durante la notte, ecco che il vapore condensa e ci troviamo avvolti nella nebbia per parecchie ore al giorno. Gli scienziati parlano in tal caso di nebbia “da radiazione”. Di solito nella tarda mattinata il sole riesce a disperdere la nebbia e anche a Figline ci possiamo godere qualche momento soleggiato. Ma l’incanto dura poco, perché con il calare del sole la temperatura si abbassa notevolmente e rapidamente e di consequenza nuova nebbia inizia a formarsi e la mattina dopo ci troviamo di nuovo avvolti dalle solite nuvole bianche fiché il sole non riesce e disperderle.
Comunque i figlinesi convivono bene con il fenomeno della nebbia ricorrente e tendono alle loro occupazioni senza farsi disturbare troppo. Come questo gruppo di ragazzini che procede a passo svelto e ben disciplinato, in fila quasi perfetta per due, verso una meta didattica, seguendo la loro maestra.

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Pescatori sull’Arno

Pescatori sull'Arno a Bruscheto

Il fiume Arno ha una lunghezza totale di circa 240 kilometri, un bacino di circa 8.200 kilometri quadrati e una portata media annua presso la foce di circa 110 metri cubi al secondo. Nasce sul versante meridionale del Monte Falterona, nell’Appennino tosco-romagnolo, a 1358 metri sul livello del mare, e sfocia nel Mar Ligure. Il suo ampio bacino raccoglie le acque di vari sottobacini.
A dispetto della notevolissima estensione del suo bacino idrografico l’Arno ha un regime molto torrentizio, da ciò si spiegano le magre quasi totali lungo tutto l’anno, specie d’estate; tant’è vero che a Figline può agevolmente essere attraversato a piedi anche da un cane di piccola taglia. Però d’autunno il fiume può essere soggetto a piene assai violente e devastanti; resta impressa nella memoria di chi come me l’ha vissuta di prima persona, quella recente del 1966.
Il Valdarno superiore, il sottobacino nel centro del quale si colloca Figline Valdarno scorre da Sud-Est a Nord-Ovest e ben delimitata ad Est dal Pratomagno e a Ovest dai Monti del Chianti. L’Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto. Nonostante questo è percorso dalle grandi arterie di comunicazione italiana: la statale 69, l’autostrada A1 del Sole, e la ferrovia e direttissima Firenze – Roma.
Tra i comuni di Reggello e Incisa nel letto dell’Arno si trovano in località Bruscheto delle conformazioni rocciose naturali che fin dall’antichità furono sfruttati per l’attraversamento del fiume. Qualche studioso è convinto che è lì che Annibale attraversò l’Arno nella sua marcia verso Roma. Oggi viene frequentato soprattutto da pescatori locali alla ricerca di anguille. Però più spesso si trovano pesci siluro e simili, mi hanno detto.

Ponte sull’Arno a Figline

Il ponte sul'Arno a Figline Valdarno, con passerella

Il fiume Arno è lungo 241 km, nasce sul Monte Falterona e sfocia nel Mar Ligure. Ha un regime estremamente torrentizio e questo spiega bene le magre quasi totali lungo tutto il suo corso, specie nei mesi estivi. Per contro il fiume in autunno è soggetto a piene assai violente ed impetuose, spesso causa di devastanti alluvioni, la più grossa a memoria d’uomo fu quella del 4 novembre 1966 che danneggiò – tra tante altre cose – il Ponte di Annibale a Bruscheto.
Il corso dell’Arno viene per tradizione diviso in sei bacini, e quello che interessa il Comune di Figline è il Valdarno Superiore, una lunga valle delimitata a destra dal Pratomagno e a sinistra dai Monti del Chianti. L’Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto e percorso da grandi arterie di comunicazione quali la statale 69, autostrada A1 del Sole, ferrovia e direttissima Firenze – Roma.
A Figline c’è un ponte sull’Arno frequentatissimo, perché oltre a collegare il centro del comune con l’abitato di Matassino serve come collegamento per il Comune di Regello nonché Vallombrosa e altre mete produttive e turistiche. Come quasi tutti i ponti sull’Arno fu distrutto dalle mine dei tedeschi in ritirata nelll’estate del 1944. Fu ricostruito in fretta, ma i detriti del vecchio ponte sono ancora lì nel letto del fiume e ben visibile durante le magre.
Nel tratto figlinese dell’Arno il letto del fiume è largo, ciottoloso e soggetto ad erosione. Il conseguente abbassamento progressivo del letto provocò notevoli danni alle fondamenta dei piloni del ponte, che nel 1962 ha dovuto essere rifondano. La datazione del ponte originale è molto incerta, forse risale alla metà del’800.
A coronamento del ponte si vedono nella foto i tre archi bianchi che costituiscono la passerella ciclo-pedonale posta l’anno scorso dopo una prolungata attesa che ha fatto aumentare la speranza che il ponte potesse diventare più fruibile. Pedoni e ciclisti rimasero parecchio delusi quando finalmente fu aperta al traffico la passerella; i più scelgono di ignorarla.

Passeggiare il cane

Un cittadino di Figline passeggia il suo cane nel fiume Arno

Siamo alla fine del mese di luglio. A Figline nella vallata del fiume Arno, in Toscana, Italia.
Fa caldo.
Ne soffrono non solo gli uomini ma anche gli animali.
Ognuno tenta di difendersi dal caldo come meglio può. Chi se lo può permettere sta sotto l’aria condizionata per la maggior parte della giornata.
La vendita di bibite ghiacciate e di gelati ha la solita impennata stagionale.
Una parte degli Italiani è partito per le vacanze, chi in Italia, chi all’estero, chi al mare e chi in montagna. In compenso i cittadini europei che abitano nei paesi più a nord sono calati in massa al sud ed affollano gli agriturismi toscani.
Qui a Figline la vita scorre ancora più calma e lenta del solito.
E il fiume Arno che lambisce la cittadina ad oriente porta poca acqua dato che è a regime torrentizio; a vederlo scorrere così placido e tranquillo come in queste settimane resta difficile credere che possa trasformarsi in poche ore in una furia devastante capace di distruggere tutto quello che incontra, come fece durante la storica alluvione di quaranta e più anni fa.
Un cittadino di Figline che sta passeggiando il suo bel cane ha un’idea geniale: cammina direttamente dentro l’acqua. Ogni tanto attraversa il fiume per sfruttare la sponda più adatta al passeggiare. Evidentemente è pratico del fiume Arno e dei suoi guadi. Il cane ha l’aria felicissima e quando l’acqua si fa profondo abbastanza si lancia in brevi nuotate.
Italians do it better :-)

Il Ponte di Annibale, Bruscheto

Il mulino di Bruscheto e il ponte di Annibale, Reggello, Toscana

Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona
e cento miglia di corso nol sazia

Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XIV

Nel Medioevo i mulini e ponti erano alla base di un complesso sistema di produzione e, quindi, di commercio e di sviluppo economico. Lungo il corso dell’Arno erano presenti molti impianti produttivi complessi, composti da uno sbarramento o pescaia, realizzata nel letto del fiume per innalzare il livello delle acque, e da un canale, o gora, necessario a far giungere l’acqua ai mulini.
Uno splendido esempio di un’antica struttura, testimonianza della vita e del lavoro sull’Arno si trova a Bruscheto, frazione di Reggello. Nei pressi del mulino era pure possibile attraversare l’Arno tramite il ponte di Annibale, e raggiungere il Comune di Incisa, dall’altra parte del fiume.
Pare infatti che da qui sia passato Annibale con le sue truppe nel 217 a.C. durante la Seconda guerra punica, mentre si dirigeva verso Roma, dopo aver attraversato le Alpi, in un impresa militare che ancora ci stupisce.
Il ponte come attualmente lo possiamo ammirare sostituì molto probabilmente uno preesistente di epoca più antica. È realizzato in pietra delle cave locali, è lunga 40 metri e consta di quattro campate basse, che si appoggiano sulle rocce che emergono dal fiume. Questa caratteristica ha permesso al ponte di Bruscheto, chiamato anche ponte di Annibale, di sopravvivere durante i secoli alle numerose piene dell’Arno.
Oltre che dalla furia degli elementi naturali il piccolo viadotto è stato risparmiato pur dalle mine tedesche durante la seconda guerra mondiale.
Solo la rovinosa alluvione del 1966 è riuscita a danneggiare il complesso, sebbene non in modo non definitivo: le strutture importanti sono ancora ben visibili ed è facile interpretare quale fosse il loro uso antico.
Una maggiore attenzione da parte delle autorità a questo incantevole luogo della memoria toscana sarebbe davvero auspicabile.