Etichettato: autunno

Boscaiolo, antico mestiere

Due boschaioli, dimostrazione Autumnia 2011

Quello del boscaiolo è un mestiere antico, duro e difficile, ma veramente nobile e generoso. È lui che si occupa della corretta gestione e manutenzione del nostro patrimonio forestale. È lui che contribuisce a diffondere una nuova concezione del rapporto tra uomo e bosco, servendosi di strumenti di comunicazione di ogni tipo come per esempio la fiera “Autumnia” che si svolge ogni anno a novembe a Figline Valdarno.
Nella foto se vedono alcuni boscaioli che dimostrano le loro incredibili professionalità e l’uso dei loro strumenti di lavoro, principalmente la motosega a mano, durante la manifestazione Autumnia 2011. Il pubblico era numeroso e ha seguito affascinato.
Il boscaiolo ha grande rispetto del bosco e, grazie alla propria esperienza, è in grado di contribuire alla gestione e alla salvaguardia del territorio e delle foreste. In Toscana l’abbondanza di legname sui Monti del Pratomagno ha da tempi antichi rappresentato una risorsa per la gente di ci vive e per l’economia locale. Generazioni di boscaioli hanno curato le foreste e ne hanno ricavato di che vivere e hanno preservato per noi un bene naturalistico bellissimo e di grandissimo valore.
Su queste montagne si sono concentrate le energie di quanti, per amore della natura, hanno creato le condizioni per salvaguardare intere aree verdi a noi e ai nostri figli e nipoti.

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Filiera corta in Valdarno

Filiera corta in Valdarno

La filiera corta è una filiera produttiva caratterizzata da un numero limitato di passaggi produttivi, e in particolare di intermediazioni commerciali. Idealmente porta al contatto diretto fra il produttore e il consumatore, evitando le intermediazioni, specie quelli commerciali. Lo scopo della filiera corta è ovviamente ridurre al minimo tutti quei costi accessori che trasporto e intermediazione commerciale comportano.
Anche nel Valdarno il consumo di prodotti di origine locale sta vivendo un periodo di grande espansione, e non a caso: la promozione dei prodotti “a chilometro zero” ha risvolti positivi sotto tanti punti di vista. I cibi di provenienza locale sono più freschi dei prodotti che hanno dovuto subire trasporti e immagazzinamento. I prodotti del territorio consentono il risparmio delle spese di trasporto e delle emissioni di anidride carbonica, pertanto la loro scelta contribuisce in modo significativo alla sostenibilità ambientale. Dal punto di vista economico è evidente che il consumatore che si rivolge direttamente al produttore possa spuntare un prezzo particolarmente favorevole, cosa che non va sottovalutato in un periodo di crisi come quello attuale.
Inoltre la esclusione di passaggi intermedi riesce a garantire un prezzo equo al produttore che in tal modo è stimolato ad espandere la sua produzione.
Detto tutto questo è evidente che i piccioni di Matassino, frazione di Figline Valdarno sulla riva destra dell’Arno, sono perfettamente in linea con le ultime tendenze. Evitando qualunque complicazione si servono direttamente alla fonte, come ben si vede nella foto scattata pochi giorni fa nei pressi di Matassino. Si cibano dei semi di girasole direttamente sul campo. Arrivano a stormi e si posano sui fiori secchi e pieni di semi dei girasoli e beccano i semi finché non sono sazi.
Scene di questo genere si potevano vedere su e giù per il Valdarno negli ultimi tempi, perché i contadini non hanno raccolto i girasole quando erano maturi; ne ignoro il motivo.

Estate di San Martino

Estate di San Martino, fogliame colorato, chiesa di San Biagio

L’estate di San Martino è un fenomeno meteorologico tipico dell’autunno. Si verifica tra la fine di settembre e l’inizio di novembre e dipende dalla latitudine e altezza del luogo. Consiste in un rapido e severo abbassamento di temperatura, spesso accompagnato dalle prime gelate dell’anno, seguito da giorni di bel tempo e tepore quasi estivo. Questi rapidi e repentini cambiamenti di temperatura contribuiscono a rendere più intenso i colori del fogliame che in autunno e prima di cadere cambiano dai vari toni di giallo, rosso e arancione.
Il nome del fenomeno deriva da quello di San Martino di Tours. Si racconta che le piante fiorirono mentre il suo corpo venne trasportato sulla Loire da Candres a Tours dove tutt’ora riposa. Infatti, i cambiamenti di temperatura inducono talvolta alcune piante a fiorire completamente fuori stagione. Evidentemente sono ingannate e credono che sia giunto la primavera. Lo scorso anno si è potuto osservare una fioritura insolita e bellissima di un ippocastano (Aesculus hippocastanum) vicino alle antiche mura di Figline Valdarno. Qui in Toscana il biancospino Cartaegus monogyna) e anche il lilla (Syringa vulgaris) sono noti per la loro capacità di regalarci talvolta una fioritura inaspettata fuori stagione, ma la fioritura a fine ottobre di un ippocastano è del tutto eccezionale.
In Giappone, durante questi giorni a clima mite, c’è l’usanza di Momijigari (foglie rosse, foglie d’autunno). I giapponesi visitano parchi e soprattutto boschi per ammirare la colorazione autunnale delle foglie che da lì a poco cadranno a terra.
E in silenzio meditano sulla fragilità della vita.
Nella foto si vedono due alberi splendidamente colorati davanti alla chiesa di San Biagio.

Castagne a Lucolena

Gli abitanti di Lucolena preparano (castrano) le castagne per la festa

Lucolena è una frazione di montagna del comune di Greve in Chianti, dal quale dista di pochi chilometri. Poggia su significativi resti etruschi che in buona parte ancora aspettano di essere esplorati dagli archeologi. Il nome stesso di Lucolena indica chiaramente un’origine etrusca. Ma gli studiosi ancora non sono d’accordo sul suo significato.
Il paese è situato sui pendii del Monte San Michele a un’altezza di 600 metri.
Il paese è famosissimo per le sue prelibate castagne. Le castagne vengono utilizzato da tempi antichissimi per la produzione di farine che oggi si usano principalmente per la produzione di dolci tipici come il castagnaccio.
Il castagnaccio è piatto tipicamente autunnale che si ottiene facendo cuocere nel forno un impasto di farina di castagne, acqua, olio extravergine d’oliva, pinoli e uvetta. Varianti locali prevedono l’aggiunta di altri ingredienti, come rosmarino, scorze d’arancia, semi di finocchio o frutta secca. Accompagnamento ideale del castagnaccio sono la ricotta e il vino novello. Il castagnaccio è un piatto “povero” nel vero senso della parola, diffusissimo un tempo nelle zone appenniniche dove le castagne erano alla base dell’alimentazione delle popolazioni contadine. Dopo un periodo di oblio, iniziato nel secondo dopoguerra e dovuto al crescente benessere, è stato riscoperto e oggi è protagonista, nel periodo autunnale, di numerose sagre e feste come quella di Lucolena il 22 e 23 di ottobre.
Ma la vera specialità di Lucolena sono i marroni. I marroni sono castagne di pezzatura grossa e nel ricco ci sta uno solo; il seme si sbuccia facilmente e la buccia ha una striatura in rilievo. Comparato a altri tipi di castagne gli alberi di marroni producono poco, cosa che rende i marroni ancora più pregiati.
Nella foto si vedono alcuni abitanti del paese che preparano (castrano) i marroni che saranno consumati durante la festa.