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Brodo di giuggiole

Un ramo fiorito di giuggiolo visitato da un ape mellifera

A Figline Valdarno i giuggioli (Ziziphus zizyphus) si sono ricoperto di fiorellini che diffondono il loro dolce profumo nell’aria a metri di distanza dagli alberi. E le brave api (Apis mellifera) si danno un gran d’affare volando da un fiore all’altro per raccoglierne il nettare che contribuisce alquanto a dare un buon sapore al miele toscano. Inoltre provvedono pure a impollinare i piccoli e numerosissimi fiorellini che così in autunno ci daranno un’ abbondante raccolta di giuggole con la quale sarà prodotto brodo di giuggiole, un antico liquore ricco di vitamina C e zuccheri, dal sapre molto dolciastro.
In Cina il giuggiolo viene coltivati da millenni, difatti i frutti sono pure noti come datteri cinesi. Vengono seccati e oggi sono facilmente reperibili nei mercati etnici dove e anche possibile reperire vari prodotti a base di giuggiole come sciroppi e confetture.
I romani importarono l’albero in Italia, e la chiamarono “Zyzyphum”, tant’è che nel Veneto e in Liguria ancora oggi la giuggiola viene chiamata rispettivamente “zizoea” e “zizoa”.
Se il frutto del giuggiolo, la giuggiola, viene colto quando non è anona maturo ha un sapore simile a quello di una mela. Con il procedere della maturazione tuttavia, il colore si scurisce, la superficie diventa rugosa e il sapore diviene via via più dolce, fino ad assomigliare a quello di un dattero. Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall’albero, sia dopo un periodo di ulteriore maturazione in magazzino, quando sono leggermente raggrinzite. Dopo un’opportuna fermentazione possono anche essere usati produrre un liquore, procedura già nota agli Egizi e Fenici. Il piccolo comune veneto di Arquà Petrarca è famoso nel mondo per i suoi ottimi prodotti a base di giuggiole, compreso il famoso brodo di giuggiole.

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Miracolo a Figline

Ippocastano in fiore in autunno

L’ippocastano (Aesculus hippocastanum) è un albero molto usato come ornamentale nei viali o come pianta isolata. Crea una zona d’ombra molto grande e fitta, e nei paesi a lingua tedesca da sempre viene scelto per ombreggiare i Biergärten e i Gastgärten. Purtroppo da alcuni anni si è diffusa in Europa una farfalla, la Cameraria ohridella, che minaccia questa bellissima specie provocandone l’indebolimento e il successivo disseccamento fino alla morte degli alberi.
Anche a Figline nel Valdarno abbiamo un viale adornato con ippocastani. Orbene, i nostri alberi non solo hanno resistito bene agli attacchi della ignobile farfalla, ma due di loro hanno addirittura deciso di fiorire bellamente all’inizio dell’autunno, come si vede dalla foto scattata oggi.
Gli stessi rami, pieni ormai di ricci maturi e fogliame giustamente secco per la stagione avanzata, portano pure bellissimi fiori circondato da foglioline fresche.
Si tratta di un fenomeno decisamente eccezionale!

Maya torna a casa

ape Maya torna a casa

A ridosso al centro storico di Figline Valdarno c’è un grande giardino pubblico, intitolato al Generale Mario della Chiesa. È di costruzione recente e perciò gli alberi sono ancora piuttosto piccoli perché non hanno avuto il tempo per svilupparsi appieno. In compenso il prato è veramente folto, mobido e costellato di tanti fiorellini a seconda la stagione. Attualmente predominano le pratoline e il piscialletto.
In un angolo del giardino è stato piantato un piccolo frutteto, forse a scopo didattico, chissà. Comunque un idea veramente eccellente. Lo pensano anche le api native e domestiche di Figline e dintorni che durante le ore di sole arrivano numerosi e si forniscono di nettare a polline che gli alberi da frutta forniscono generosamente in primavera.
Nella foto una piccola “Maya”, ape nativa, che si solleva in volo da un fiore di melo cotogno per tornare a casa carica di ogni bene.