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Filiera corta in Valdarno

Filiera corta in Valdarno

La filiera corta è una filiera produttiva caratterizzata da un numero limitato di passaggi produttivi, e in particolare di intermediazioni commerciali. Idealmente porta al contatto diretto fra il produttore e il consumatore, evitando le intermediazioni, specie quelli commerciali. Lo scopo della filiera corta è ovviamente ridurre al minimo tutti quei costi accessori che trasporto e intermediazione commerciale comportano.
Anche nel Valdarno il consumo di prodotti di origine locale sta vivendo un periodo di grande espansione, e non a caso: la promozione dei prodotti “a chilometro zero” ha risvolti positivi sotto tanti punti di vista. I cibi di provenienza locale sono più freschi dei prodotti che hanno dovuto subire trasporti e immagazzinamento. I prodotti del territorio consentono il risparmio delle spese di trasporto e delle emissioni di anidride carbonica, pertanto la loro scelta contribuisce in modo significativo alla sostenibilità ambientale. Dal punto di vista economico è evidente che il consumatore che si rivolge direttamente al produttore possa spuntare un prezzo particolarmente favorevole, cosa che non va sottovalutato in un periodo di crisi come quello attuale.
Inoltre la esclusione di passaggi intermedi riesce a garantire un prezzo equo al produttore che in tal modo è stimolato ad espandere la sua produzione.
Detto tutto questo è evidente che i piccioni di Matassino, frazione di Figline Valdarno sulla riva destra dell’Arno, sono perfettamente in linea con le ultime tendenze. Evitando qualunque complicazione si servono direttamente alla fonte, come ben si vede nella foto scattata pochi giorni fa nei pressi di Matassino. Si cibano dei semi di girasole direttamente sul campo. Arrivano a stormi e si posano sui fiori secchi e pieni di semi dei girasoli e beccano i semi finché non sono sazi.
Scene di questo genere si potevano vedere su e giù per il Valdarno negli ultimi tempi, perché i contadini non hanno raccolto i girasole quando erano maturi; ne ignoro il motivo.

Portami il girasole …

portami il girasole, Eugenio Montale

Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.



Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.



Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.


(Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925)

Ho scattato questa foto l’altro giorno, sul greto dell’Arno, giusto nel punto di terra che separa ancora il Resco dall’Arno, prima che i due confluiscano. Vedere questo girasole rigoglioso che ha deciso di crescere proprio lì e non in un campo coltivato, e pensare a Eugenio Montale era tutt’uno.

Girasole e api

Un ape porta polline e nettare
Poche cose sono più spettacolari di un campo di girasole in fiore. Migliaia di fiori di girasole (heliantemum annuum), tutti girano il capo verso il sole, tutti ridono. La campagna nei dintorni di Figline è assai coltivata sin dai tempi degli Etruschi. In questo periodo dell’anno è piena di campi di girasole in pieno fiore. Una festa per le api, che quest’anno hanno la vita dura. Manca il nettare a causa delle avverse condizioni climatiche.
Così ho potuto fotografare un’ape felice, oltretutto carica di polline sulle zampine posteriori, che torna a casa finalmente sazia.