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Filare la lana

Una signora anziana fila la lana

Probabilmente nel Paleolitico era già nota la filatura, ma di sicuro nel Neolitico si filavano a mano fibre di lana e forse di canapa e lino, come testimoniano fusaiole e pesi per telaio in argilla trovati in scavi archeologici in varie parti d’Italia. L’accoppiamento tra un fuso e un volano, per ottenere rapidamente filati continui ritorti e di buona quantità, e l’uso della rocca risalgono alle più antiche civiltà umane.
Il metodo più antico per filare lana e altre fibre, e anche più comodo e facile, è quello di filare con il fuso. È comodo, poco ingombrante, e tutto l’occorrente è facilmente trasportabile in una borsa.
Prima della filatura va eseguito la cardatura che garantisce che alla fine i fili si presentino paralleli tra di loro. La lana cardata contiene fibre di tutte le lunghezze e il filato che si ottiene normalmente e’ soffice e un po’ peloso. Dopo la filatura le fibre si presenteranno ben orientate ma in modo casuale per quanto riguarda il colore e quindi formeranno una serie infinita di variazioni cromatiche che sono tipiche della lana “fatta a mano”.
Il sistema migliore per imparare a filare la lana (e anche le altre fibre) è proprio quello di osservare qualcuno mentre fila. Attualmente potete trovare una signora espertissima in questo mestiere antichissimo in Piazza Serristori a Figline Valdarno. Ma affrettatevi perché la dimostrazione della filatura è disponibile solo durante lo svolgimento di Autumnia, cioé questo fine settimana. (9 e 10 novembre 2012)

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La materassaia, un antico mestiere

una materassaia a Figline esegue la trapunta del materasso

Un mestiere antico e quasi scomparso è quello del materassaio. A Figline vive ancora una anziana rappresentate di questa categoria di artigiani e – manco a dirlo – esercita ancora il suo mestiere. “Finché mi durano le forze”, come dice modestamente la Signora Lina.
Una volta i materassi e i cuscini erano fatti di pura lana di pecora. E siccome la lana era preziosa, veniva trattata con molta cura e periodicamente si eseguiva la manutenzione del materasso perché restasse ben pulito e soffice nel corso degli anni.
Le massaie scucivano il materasso, toglievano la lana, e la lavavano con cura, poi la stendevano al sole per asciugarla.
La federa di solito veniva sostituita con una nuova, e quella vecchia si riciclava per vari usi in giro per la casa. Di certo non si buttava nulla.
A questo punto veniva chiamato il materassaio o la materassaia come nel nostro caso.
La lana ovviamente, dopo il prolungato uso e il lavaggio era compattata. Quindi la materassaia portava con sé una speciale cardatrice per trattare la lana. Queste cardatrici per materassi erano dotati di appositi ferri aguzzi e ricurvi che toglievano ogni eventuale impurità alla lana e la rendevano di nuovo morbidissima.
A questo punto veniva confezionato una federa con tessuto nuovo e riempito della lana pulita e cardata.
In ultimo la materassaia eseguiva la trapunto tutto intorno ai bordi superiori e inferiori del materasso, nonché ad opportuni intervalli nel centro.
Ed ecco che il materasso era nuovamente pronto a garantire dolci sogni al suo padrone.