Etichettato: miele

Brodo di giuggiole

Un ramo fiorito di giuggiolo visitato da un ape mellifera

A Figline Valdarno i giuggioli (Ziziphus zizyphus) si sono ricoperto di fiorellini che diffondono il loro dolce profumo nell’aria a metri di distanza dagli alberi. E le brave api (Apis mellifera) si danno un gran d’affare volando da un fiore all’altro per raccoglierne il nettare che contribuisce alquanto a dare un buon sapore al miele toscano. Inoltre provvedono pure a impollinare i piccoli e numerosissimi fiorellini che così in autunno ci daranno un’ abbondante raccolta di giuggole con la quale sarà prodotto brodo di giuggiole, un antico liquore ricco di vitamina C e zuccheri, dal sapre molto dolciastro.
In Cina il giuggiolo viene coltivati da millenni, difatti i frutti sono pure noti come datteri cinesi. Vengono seccati e oggi sono facilmente reperibili nei mercati etnici dove e anche possibile reperire vari prodotti a base di giuggiole come sciroppi e confetture.
I romani importarono l’albero in Italia, e la chiamarono “Zyzyphum”, tant’è che nel Veneto e in Liguria ancora oggi la giuggiola viene chiamata rispettivamente “zizoea” e “zizoa”.
Se il frutto del giuggiolo, la giuggiola, viene colto quando non è anona maturo ha un sapore simile a quello di una mela. Con il procedere della maturazione tuttavia, il colore si scurisce, la superficie diventa rugosa e il sapore diviene via via più dolce, fino ad assomigliare a quello di un dattero. Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall’albero, sia dopo un periodo di ulteriore maturazione in magazzino, quando sono leggermente raggrinzite. Dopo un’opportuna fermentazione possono anche essere usati produrre un liquore, procedura già nota agli Egizi e Fenici. Il piccolo comune veneto di Arquà Petrarca è famoso nel mondo per i suoi ottimi prodotti a base di giuggiole, compreso il famoso brodo di giuggiole.

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Agricoltura urbana

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Agricoltura urbana

L’agricoltura urbana consiste nel coltivare, trasformare e distribuire il cibo all’interno di contesti fortemente urbanizzati come città e villaggi.
L’agricoltura urbana può prevedere l’allevamento di animali, soprattutto di piccola taglia quale polli e simili. A questo va aggiunto l’apicoltura per la produzione locale di miele pregiato.
Agricoltura urbana a Matassino nei pressi di Figline Valdarno
Di particolare importanza è l’orticoltura che fornisce verdure fresche e non gravate da costi di trasporto. Piccoli frutteti a ridosso di centri urbanizzati completano il quadro dell’agricoltura urbana.
Negli ultimi anni l’interesse intorno a questa pratica è cresciuto notevolmente a causa di alcuni aspetti:

  • La produzione locale di cibo è una possibilità di ridurre il trasporto e con esso la produzione di diossido di carbonio.
  • Movimenti come Slow Food hanno generato un sempre crescente interesse intorno a specialità alimentari locali e la loro produzione con metodi tradizionali.
  • Per fortuna sta aumentando la richiesta di cibo prodotto nel rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale.

Nella foto uno splendido esempio di tale agricoltura nel Valdarno, a Matassino, piccolo borgo che completa Figline dall’alta parte del fiume Arno. Incastrato tra la autostrada A1 e una seri di tralicci di un elettrodotto ad alta tensione un contadino anziano sta zappando a mano filari di cipolle. Ha pure già steso una rete per la produzione di piselli e in primo piano stanno spuntando piantine di fagioli, dei quali i toscani sono assai ghiotti. Sullo sfondo si vede pure un rigoglioso cespuglio di sambuco da secoli apprezzato per le sue proprietà culinarie e terapeutiche.
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Maya torna a casa

ape Maya torna a casa

A ridosso al centro storico di Figline Valdarno c’è un grande giardino pubblico, intitolato al Generale Mario della Chiesa. È di costruzione recente e perciò gli alberi sono ancora piuttosto piccoli perché non hanno avuto il tempo per svilupparsi appieno. In compenso il prato è veramente folto, mobido e costellato di tanti fiorellini a seconda la stagione. Attualmente predominano le pratoline e il piscialletto.
In un angolo del giardino è stato piantato un piccolo frutteto, forse a scopo didattico, chissà. Comunque un idea veramente eccellente. Lo pensano anche le api native e domestiche di Figline e dintorni che durante le ore di sole arrivano numerosi e si forniscono di nettare a polline che gli alberi da frutta forniscono generosamente in primavera.
Nella foto una piccola “Maya”, ape nativa, che si solleva in volo da un fiore di melo cotogno per tornare a casa carica di ogni bene.

Fioriscono i mandorli

Fioriscono i mandorli e le api raccolgono il nettare

Mentre sul Pratomango insiste ancora la neve, nella vallata fioriscono i mandorli. Era l’ora, sono un buon quindici giorni in ritardo rispetto al loro solito periodo di fioritura.
Api domestiche e selvagge, bombi e calabroni l’hanno sentito e subito si sono messi all’opera.
La primavera è alle porte!

Antiche mura

Ape si avvicina a fiore di edera che cresce a Figline Valdarno sulle antiche mura di citta

A Figline nell’Valdarno fiorisce in questo periodo l’edera (Hedera helix). Le antiche mura della città ne sono piena. E le api toscane, tra le operaie più diligenti del mondo, non si fanno sfuggire l’occasione per aumentare ancora una volta le loro scorte di miele, prima che iniziano i rigori dell’inverno.