Etichettato: Piazza Ficino

Bomboloni e ciambelle

Bomboloni e ciambelle calde a Figline in Piazza Ficino

Al nord e specialmente nei paesi di lingua tedesca, bomboloni e ciambelle sono dolci che erano tipici del carnevale, anche se ormai si possono trovare tutto l’anno.
Sia bomboloni che ciambelle vengono confezionati con pasta lievitata e generosamente spolverate di zucchero dopo la frittura. Al nord si tende usare zucchero a velo, mentre in Toscana predomina lo zucchero a cristalli. Per friggere era tradizionale lo strutto, ma soprattutto andano verso il sud si preferisce l’olio.
Qual’è la differenza tra bomboloni e ciambelle?
I bomboloni per consenso internazionale sono delle palle, farcite di marmellata, crema bavarese o panna. Anche se i pasticcieri moderni ormai ci mettono un po’ di tutto, la Nutella compresa.
Per le ciambelle invece bisogna distinguere tra versione toscana e quella nordica.
Le ciambelle toscane vengono formate da una striscia di pasta congiunta ai due capi. E quindi nel mezzo della ciambella toscana c’è un buco vero e proprio che non permette alcuna farcitura.
Le cuoche al nord invece iniziano anche per le ciambelle dalla palla di pasta lievitata. La deprimono delicatamente nel centro e poi la tirano da tutte le parti finché non si trovano tra le mani una bella ciambella con un sottile strato di impasto nel centro. Quindi la ciambella nella versione settentrionale, oltre a essere più grande di quella toscana, non ha un buco vero e proprio nel centro, ma bensi un incavo con fondo sottile, che permette la farcitura quanto quella del bombolone.
Nella foto si vede un pezzo della loggia che circonda la piazza centrale di Figline Valdarno, Piazza Marsilio Ficino, dove un bar offre bomboloni e ciambelle appena fritte a partire dalle ore 16 e 30 al prezzo di un euro.
Vanno a ruba!

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Marsilio Ficino

Piazza Marsilio Ficino a Figline con neve e ghiaccio

Figlio di un medico della Valdarno, Marsilio Ficino nacque il 19 ottobre 1433 a Figline Valdarno. Morì il 1 ottobre 1499 a Firenze.
Marsilio Ficino è il massimo rappresentante di quell’Umanesimo fiorentino che sta all’origine dei grandi sistemi di pensiero del Rinascimento e della filosofia del Seicento.
Il pensieri del Ficino propone una visione dell’uomo con forti affinità cosmiche e magiche, al centro di una macchina animata, altamente spiritualizzata proprio perché pervasa dallo spirito.
La funzione essenziale del pensiero umano è di accedere, attraverso una illuminazione immaginativa, razionale e intellettuale all’autocoscienza della propria immortalità e all’avvicinarsi a dio grazie a quei segni cosmici paragonabili a geroglifici universali che originano dal mondo celeste.
L’agire umano in tutte le sue sfumature, artistiche, tecniche, filosofiche e religiose esprime secondo Ficino la presenza divina, di una mente infinita nella natura, all’interno di una visione ciclica della storia, scandita dal mito del grande ritorno platonico.

Giustamente la piazza centrale di Figline Valdano è intitolata al suo figlio più celebre, Marsilio Ficino. Nella foto si vede la piazza prima che arrivasse lo spazzaneve e rimuovesse i pochi centrimetri di neve caduti la sera precedente. Quest’anno la neve è stata poca, come ben si vede nella foto, ma questa volta ha colpito il freddo con temperature sotto lo zero e abbondante formazione di ghiaccio. Nelle chiazze di ghiaccio si specchia e lo Spedale Serristori situato al lato opposto alla collegiata.

Figline come era

Piazza Ficino a Figline Valdarno, cartolina antica

Una vecchia cartolina, probabilmente degli primi anni sessanta, ci fa vedere la Piazza Marsilio Ficino di Figline Valdarno prima di una serie di interventi maldestri che si sono susseguiti nel tempo.
Colpisce a prima vista come la piazza è popolata da numerose persone intente a sbrigare le loro faccende. A sinistra si vede gruppetto che all’ombra di una tenda discute, a destra degli operai che allestiscono un quartiere. Qualcuno si è fermato davanti all’edicola a leggere gli strilloni, una nonna in nero si reca verso Corso Garibaldi con nipotina per mano, una coppia di giovani sembra essere diretta verso la stessa meta, con poche parole: la piazza era vissuta dalla popolazione di Figline.
Numerose sono le biciclette appoggiate un po’ ovunque: palesemente allora mancavano le rastrelliere.
Nonostante tutti i cambiamenti ai quali la piazza è stata sottoposta, le rastrelliere per biciclette continuano a mancare ancora oggi.

Macchine e motociclette attraversano la piazza e e sono pure ferme un po’ dappertutto senza che questo rechi danno all’armonia generale. Certamente oggi le macchine sono più numerose di allora, ma il recente provvedimento che ha chiuso al traffico veicolare il solo centro della piazza, impedendone in tal modo l’attraversamento, ha creato solo problemi senza risolverne alcuno. E degradare il sagrato della Collegiata nonché lo spazio davanti alla loggia del antico Spedale Serristori a posteggi a pagamento, fa male a chi si cura dei tesori architettonici che il passato ci ha tramandato.
Non ci appartengono, ne siamo solo i custodi in attesa di lasciarli ai nostri figli così come i nonni ce li hanno consegnato a noi.
Che dire dell’arredamento urbano scomparso dalla piazza?
C’erano vecchi lampioni in ghisa, oggi ci troviamo con dei scatolotti squadrati sotto i tetti. E la cosa più eclatante è la mancanza del monumento ai caduti che si vede nel angolo destro della cartolina. Un giorno fu smontato e relegato in uno spazio infelice e senza significato, come se la volontà di chi l’ha creato fosse senza importanza.

Luminarie a Figline

Le luminarie sono decorazioni luminose usate per addobbare strade e monumenti durante le festività, specie quella di Natale e capodanno. Hanno la loro origine nell’uso di luci decorativi per dare significato speciale e un tocco particolarmente festoso certi giorni dell’anno. L’use della luce a tale scopo è comune a tante culture attorno al globo, e per niente limitato a paesi di maggioranza Cristiana, anche se un albero festosamente decorato con giochi di luce ha conquistato buona parte del mondo anche non Cristiano. È pure curioso vedere come in paesi tropicali quale l’India ci cerca perfino di imitare le nostre abeti utilizzando qualche pianta vagamente somigliante alle nostre conifere.
A Figline Valdarno quest’anno le luci non mancano nelle piazze del centro e nelle strade principali. E dopo due anni di assenza è pure tornato l’ albero di Natale in Piazza Ficino, sebbene non in forma di un’abete del Pratomagno come vuole la tradizione. Anzi, un impresa specializzata in allestimenti multimediali, come recita il logo sul loro mezzo di trasporto, ha posto un lungo palo di metallo dal quale pendono catene di Led nel solito posto dell’abete. I Led sono di due colori e lampeggiano ad intervalli diversi. Di notte quando i Led sono accesi, questo allestimento fa sicuramente la sua figura, di giorno è decisamente triste da vedere e fa veramente rimpiangere l’albero naturale.
Una parte della facciata dell’antico spedale Serristori al lato opposto della piazza invece è ancora illuminato con luci nei colori della bandiera italiana bianco, rosso e verde in onore del compleanno dell’Italia.

Terzo monumento ai caduti

Il terzo monumento ai caduti a Figline Valdarno

Nella prima metà dello scorso secolo l’Europa e alcune parti del mondo furono devastate da due guerre che perciò vengono chiamate “grandi guerre” o anche “guerre mondiali”. Morirono milioni di persone tra le popolazioni civili e altri milioni di soldati. L’Italia partecipò ad ambedue le guerre e pagò il suo tributo di morti.
Finita la prima delle guerre il piccolo comune di Figline nel Valdarno volle onorare i suoi cittadini che erano caduto come soldati, e dedicò a loro un monumento di sapore ottocentesco, ponendolo al centro della più importante piazza del paese, la Piazza Marsilio Ficino. Recentemente il monumento fu rimosso e collocato in uno spazio di risulta dove è abbandonato ad atti di vandalismo e a numerosi piccioni che lo usano come trespolo.
Finita la seconda guerra Figline Valdarno volle nuovamente onorare i soldati caduti e pose un nuovo monumento del quale però è meglio tacere. Per fortuna il tempo ne sta cancellando le tracce.
È notevole come in ambedue i casi fu onorato solo il ricordo degli uomini morti soldati in combattimento, mentre anziani, donne e bambini morti civili non furono ritenuti degni di essere ricordati.
Quest’anno Figline Valdarno si è nuovamente ricordato dei suoi morti nelle guerre e ha dedicato a loro il monumento che si vede nella foto. È quindi il terzo della serie. Anche questa volta il monumento celebra solo i soldati, maschi. Nessun cenno alle sofferenze della popolazione civile e al numero dei morti civili, che a Figline e nei dintorni fu molto altra. Infatti durante la seconda guerra il fronte passò per lungo tempo anche dal Valdarno e la perdita di vite fu notevole.
A un centinaio di anni dalle guerre una una visione più ampia e meno sessista della sofferenza sarebbe stata indice di maturità, indice di riflessione, indice del fatto che si è capito che le guerre sono da ripudiare.
Lo dice pure la Costituzione.