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Avvento

Allestimento dell'albero di Natale a Figline

L’avvento nella tradizione cristiana è il periodo che precede il Natale; attualmente dura quattro settimane e comprende le quattro domeniche prima di Natale. La sua funzione è la gioiosa attesa del Natale e la preparazione, anche spirituale, della più grande festa dell’anno. Al Nord molti sono le tradizioni legate a questa stagione, come le corone d’avvento, i calendari d’avvento e tanto altro. Molte di queste manifestazioni hanno indubbie origini pre-cristiane, e sono legate al culto della luce.
In Toscana poco si sente di tale spirito, se non fosse per l’illuminazione supplementare dei centri cittadini a scopo puramente commerciale.
Il simbolo più riconoscibile di Natale a livello planetario è diventato l’albero di Natale che quest’ anno anche a Figline nel Valdarno non manca. L’origine dell’usanza di un albero per festeggiare Natale si perde nella notte dei tempi e ha sicuramente origine in antiche usanze di culture anche distanti. Le piante sempreverdi colpiscono da sempre la fantasia degli uomini con la loro misteriosa vitalità e perciò vengono assunti come simbolo dell’immortalità. Per esempio gli antichi romani usavano l’alloro per adornare le case all’inizio dell’anno. L’ albero, che è l’espressione della voglia della terra di raggiungere il cielo, fu senza problemi assimilato dalla Cristianesimo. E l’abete che è una conifera sempreverde facilmente ci ricorda durante le lunghe notti buie dell’inverno che nonostante l’apparente morte nella natura la vita continua e si rinnoverà.
Nello scorso secolo l’albero di Natale ha conosciuto una diffusione incredibile intorno al mondo; a partire dal secondo dopoguerra ha acquisito una dimensione commerciale e consumistica senza precedenti, che sopprime completamente lo spirito dell’avvento al quale è così strettamente legato.
Nella foto l’allestimento dell’albero di Natale in Piazza Ficino. Purtroppo non un abete come negli anni che furono, ma una fredda asta di metallo dalla quale ciondolano delle luci di plastica :-(

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Boscaiolo, antico mestiere

Due boschaioli, dimostrazione Autumnia 2011

Quello del boscaiolo è un mestiere antico, duro e difficile, ma veramente nobile e generoso. È lui che si occupa della corretta gestione e manutenzione del nostro patrimonio forestale. È lui che contribuisce a diffondere una nuova concezione del rapporto tra uomo e bosco, servendosi di strumenti di comunicazione di ogni tipo come per esempio la fiera “Autumnia” che si svolge ogni anno a novembe a Figline Valdarno.
Nella foto se vedono alcuni boscaioli che dimostrano le loro incredibili professionalità e l’uso dei loro strumenti di lavoro, principalmente la motosega a mano, durante la manifestazione Autumnia 2011. Il pubblico era numeroso e ha seguito affascinato.
Il boscaiolo ha grande rispetto del bosco e, grazie alla propria esperienza, è in grado di contribuire alla gestione e alla salvaguardia del territorio e delle foreste. In Toscana l’abbondanza di legname sui Monti del Pratomagno ha da tempi antichi rappresentato una risorsa per la gente di ci vive e per l’economia locale. Generazioni di boscaioli hanno curato le foreste e ne hanno ricavato di che vivere e hanno preservato per noi un bene naturalistico bellissimo e di grandissimo valore.
Su queste montagne si sono concentrate le energie di quanti, per amore della natura, hanno creato le condizioni per salvaguardare intere aree verdi a noi e ai nostri figli e nipoti.

Castagne a Lucolena

Gli abitanti di Lucolena preparano (castrano) le castagne per la festa

Lucolena è una frazione di montagna del comune di Greve in Chianti, dal quale dista di pochi chilometri. Poggia su significativi resti etruschi che in buona parte ancora aspettano di essere esplorati dagli archeologi. Il nome stesso di Lucolena indica chiaramente un’origine etrusca. Ma gli studiosi ancora non sono d’accordo sul suo significato.
Il paese è situato sui pendii del Monte San Michele a un’altezza di 600 metri.
Il paese è famosissimo per le sue prelibate castagne. Le castagne vengono utilizzato da tempi antichissimi per la produzione di farine che oggi si usano principalmente per la produzione di dolci tipici come il castagnaccio.
Il castagnaccio è piatto tipicamente autunnale che si ottiene facendo cuocere nel forno un impasto di farina di castagne, acqua, olio extravergine d’oliva, pinoli e uvetta. Varianti locali prevedono l’aggiunta di altri ingredienti, come rosmarino, scorze d’arancia, semi di finocchio o frutta secca. Accompagnamento ideale del castagnaccio sono la ricotta e il vino novello. Il castagnaccio è un piatto “povero” nel vero senso della parola, diffusissimo un tempo nelle zone appenniniche dove le castagne erano alla base dell’alimentazione delle popolazioni contadine. Dopo un periodo di oblio, iniziato nel secondo dopoguerra e dovuto al crescente benessere, è stato riscoperto e oggi è protagonista, nel periodo autunnale, di numerose sagre e feste come quella di Lucolena il 22 e 23 di ottobre.
Ma la vera specialità di Lucolena sono i marroni. I marroni sono castagne di pezzatura grossa e nel ricco ci sta uno solo; il seme si sbuccia facilmente e la buccia ha una striatura in rilievo. Comparato a altri tipi di castagne gli alberi di marroni producono poco, cosa che rende i marroni ancora più pregiati.
Nella foto si vedono alcuni abitanti del paese che preparano (castrano) i marroni che saranno consumati durante la festa.

5° Cacerolazo

Donna con coperchi durante un cacerolazo a Firenze
Con pentole, mestoli e un bel sorriso.
Sabato 19 febbraio, ore 11, piazza S.Ambrogio.
Con i Cacerolazos fiorentini delle scorse settimane è stato inaugurato una forma di protesta nuova e creativa, rumorosa ma pacifica, capace di rappresentare il malessere di tante cittadine e di molti cittadini.
CACEROLAZOS CON PENTOLE E MESTOLI… PERCHÈ FIRENZE NON SI FERMA!

Per informazioni:
L’Italia non è un bordello!

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